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Musicoterapia
L'Azienda Servizi Farmaceutici e
l'Associazione Kinesis intendono, con il presente testo,
rappresentare uno stimolo all’ approfondimento della conoscenza
sull'argomento trattato. Come nelle conferenze svoltesi negli anni precedenti, l'obiettivo è quello di fare divulgazione su argomenti
di educazione sanitaria, senza pretendere
di esaurire il tema, ma fornendo spunti di
studio e ricerca per singoli o associazioni. Il presente testo appartiene
alla serie degli estratti delle precedenti conferenze (disponibili su questo sito internet
) di cui segue l’elenco:
- Prevenzione alimentare del tumore alseno
- Medicina Cinese
- Omeopatia umana e veterinaria
- Medicina Ayurvedica
- Fitoterapia
- Digiuno terapeutico
- Musicoterapia
- Iridologia
- Vaccinare perché
- La terapia del sorriso
- Anoressia e bulimia
- La depressione come risorsa
- Affari di cuore
Il materiale che segue consiste di:
- l’estratto dei punti
significativi della conferenza;
- l’elenco dei siti internet
relativi al testo per approfondimenti sull’argomento;
- la bibliografia relativa al testo.
N.b.: L'Associazione Kinesis ha lo scopo di
divulgare argomenti di educazione alla salute, non può assumersi
resposabilità su quanto viene scritto dagli specialisti, nè fornire
consigli o informazioni di carattere medico-scientifico. Rimandiamo
alla bibiliografia in coda a ogni singola conferenza per le domande
relative. Saranno gradite informazioni o suggerimenti al numero di
telefono 02.9840908, oppure ai seguenti indirizzi di posta
elettronica: amministrazione@asfsangiuliano.it oppure contattando lo Studiokinesis.it
INTERVENTO DI ALBERTO GUCCIONE
Parlare di musica è parlare per
me soprattutto di un grande amore, di una grande passione. La
musica, il suono, è sempre accompagnato da un qualcosa di
altamente emozionale, come altrettanto spesso è accompagnato da esperienze negative.
Quanti di noi, me compreso, hanno avuto da bambini uninsegnante
che ha detto loro che non potevano cantare perché erano
stonati, oppure un genitore che li invitava ad abbassare la voce,
o li azzittiva. Sono molte le persone che hanno subíto
questo, molte di più di quante possiate immaginare. Si pensa sempre
alla musica come un tempio inaccessibile, riservato agli addetti
ai lavori, ai grandi musicisti, ai grandi artisti.
Quello che io vorrei cercare di trasmettervi
è che la musica, il suono, sono beni preziosi
a disposizione di tutti e per tutti, potrei anche dimostrarvi il perché, ma
procediamo con ordine.
Quello di cui vi parlerò stasera altro non è se non il frutto di
una vocazione. Per me la musica e il suono sono sempre stati
importanti. Mi ricordo che ero piccolo e avevo la febbre: ero
cosciente di cosa me laveva provocata, avevo ascoltato per un
pomeriggio intero un pezzo di Brahms che mi aveva affascinato, e la
grande eccitazione vissuta mi aveva portato ad ammalarmi. Grande fu
la mia frustrazione nel sentire mia madre ricondurre il mio stato
febbrile ad un colpo di freddo. Questo è un episodio come altri
dellesperienza quotidiana, ma attenzione, noi parliamo di musica,
ma tratteremo soprattutto del suono, la materia con cui la musica è
formata. Il suono è una realtà importantissima per tutti noi:
pensate che il 95% della ricarica energetica del cervello è a cura
del suono, il restante 5% avviene tramite i sali minerali, le
vitamine, ecc. Il suono ha dunque una parte molto più importante di
quanto non sembri. Noi pensiamo alla musica come ad un CD che ci
piace ascoltare, oppure come ad un concerto che andiamo a sentire.
In realtà noi siamo costantemente in ascolto: se di fronte ad una
cosa che non vogliamo vedere chiudiamo gli occhi, ad un odore che
non vogliamo sentire ci tappiamo il naso, quandanche noi ci
tappiamo le orecchie continuiamo, nostro malgrado, a sentire.
Lorecchio continua a lavorare, sia che noi dormiamo, che se
siamo sotto anestesia. Questo è talmente provato che sono sempre di
più le équipe di chirurghi che operano sui nostri corpi con la
musica di sottofondo, nella consapevolezza che lorecchio, anche se
siamo incoscienti, registra ogni suono. Per dimostrarvi questa cosa
voglio raccontarvi un piccolo aneddoto. Portavo a casa da scuola i
miei figli, e il più piccolo in macchina si è addormentato. Quando
sono arrivato sotto casa, ho sentito che mia moglie stava suonando
il pianoforte, e mia figlia più grande è scesa dallautomobile per
suonare il citofono e farsi aprire. Mia moglie ha ovviamente smesso
di suonare il pianoforte per aprirci. Nel frattempo io radunavo le
cose da scaricare e svegliavo il piccolo: questo si sveglia e mi
dice di aver sognato un pianoforte che suonava. Posso assicurarvi
che il pianoforte aveva smesso di suonare già da qualche minuto,
quindi lui stava ascoltando mentre dormiva. Lorecchio funziona
sempre, 24 ore su 24, ed una simile attività può essere sopportata
solo da un organo altamente evoluto. Nella formazione del feto,
lorecchio, a differenza di altri organi, si forma già dal quinto
mese di gestazione, mentre tutto il resto del corpo completa il suo
sviluppo entro i nove mesi, e per qualche tempo dopo la nascita.
Lorecchio già dal quarto/quinto mese è in grado di ascoltare in
maniera perfetta, totale, tutta la realtà che lo circonda. Ecco
perché ognuno di noi alla nascita ha dentro di sé unesperienza
uditiva già formata. Quando nasciamo abbiamo alle nostre spalle già
alcuni mesi di ascolto. Cè chi ipotizza addirittura che si impari
ad ascoltare ancora prima che lapparato uditivo sia completamente
formato, ma sono tutte teorie ancora da dimostrare. Voi vi
chiederete cosa ascolta un bambino nella pancia della madre. Ci sono
tante teorie al proposito: cè chi sostiene che ascolti il suono del
flusso circolatorio sanguigno della madre, chi il battito del cuore,
che è una specie di tamburo perenne, in realtà nessuna di queste
ipotesi risponde al vero. Il bambino durante la gestazione ascolta
semplicemente la voce materna in maniera protetta. Immaginate se il
bambino dovesse sentire il battito della madre: come farebbe ad
addormentarsi, considerando che sarebbe come per noi cercare di
addormentarci stando vicino alla cassa acustica di una discoteca,
oppure come potrebbe tollerare certi rumori disturbanti, quale
quello del traffico della città. Ciò che tutti noi abbiamo sentito
nella pancia della mamma è la sua voce ingentilita, in gergo tecnico
si dice filtrata, privata cioè di tutte quelle frequenze più basse e
gravi, e disturbanti. Allorecchio del bambino arrivano solo le
frequenze acute.
Per chi non conoscesse la differenza tra le frequenze basse
(gravi) e quelle alte (acute) vi faccio questo esempio: un suono
grave è tipo questo
. (emette una nota molto bassa), un suono acuto
è questo....... (emette una nota alta), tipo il suono dellarpa, il
canto di un uccello, questi sono suoni acuti. Quindi il bambino non
percepisce tutta la realtà di suoni gravi o acuti o disturbanti per
una sorta di difesa naturale, percepisce tutto questo aleggiare di
suoni materiali, sottili, molto acuti. Tantè vero che se vedete un
neonato, a quel bambino così piccolo parlate con la vocina acuta, a
nessuno viene in mente di parlare con un vocione profondo come il
lupo di Cappuccetto Rosso, a meno che non vogliate spaventare il
bambino. Ai neonati viene spontaneo rivolgersi con vocine, regalare
carillon, perché il loro suono riconduce alle frequenze della voce
della madre. Immaginate la voce di vostra madre liberata di tutte le
frequenze gravi: rimane una sorta di melodia quasi angelica. Questa
è lesperienza che ognuno di noi ha avuto nella gestazione, ma
attenzione, perché questa esperienza non è un semplice ascoltare la
voce di nostra madre, ma è un crescere con quel suono. Cè
nellambito della musicoterapia una prevenzione per le cosiddette
madri a rischio, perché pare che tre generazioni di madri che
rifiutano il loro bambino per situazioni psicologiche particolari,
alla terza generazione partoriscono figli che si rivelano autistici,
cioè bambini che hanno un rifiuto totale della realtà, la chiusura
totale nei confronti del mondo.
Una delle cose che si fa per aiutare questi bambini, è invitare
le madri a relazionarsi a loro, se possibile cantando, a offrire
loro costantemente messaggi di comunicazione sonora, perché il
bambino sente sì la voce della madre, ma soprattutto percepisce
lemozione che le sta dietro, sente se la madre lo accoglie, se ha
paura, se è in ansia, se è felice, se è tranquilla e di questi suoni
lui cresce. Perché il suono, poi lo scopriremo meglio, ha
uninfluenza importantissima su tutto il sistema nervoso. Se noi
stiamo dritti con la colonna lo dobbiamo al suono, se non abbiamo
desiderio di aprire il frigorifero e mangiare qualcosa 50 volte al
giorno è perché le nostre orecchie ascoltano bene, se dormiamo poche
ore riposanti non abbiamo bisogno di integrare con altre cose, lo
dobbiamo ad un buon ascolto, se camminiamo, ci muoviamo, possiamo
parlare, prendere un oggetto, lo dobbiamo alle nostre orecchie.
Quindi guardate quante cose ci aiutano a fare le nostre orecchie.
Quando si parla di ascoltare musica bisogna sapere che dietro la
musica cè tutto un mondo di diverse funzioni e possibilità che le
nostre orecchie ci offrono. Mi viene in mente che conobbi due
sorelle gemelle, nessuna delle due sposata, che vivevano assieme:
una era piuttosto ben piazzata e il suo passatempo preferito era
mangiare dalla mattina alla sera, laltra era smilza ed era
unautrice di musica contemporanea.
La considerazione che ne ho tratto è
che era come se nella vita uterina, una si
fosse nutrita di più di ciò che passava dal cordone
ombelicale, e laltra si fosse nutrita di più dei suoni:
due gemelle, stessa esperienza uterina, due risultati così diversi. Quindi questa
è la prima cosa da sapere: cosa ascolta un bambino nella sua
gestazione, e cosa ci dà questa musica che spesso è nella
voce di un cantante, nel suono di uno strumento. In questo
suono si va inconsciamente a ricercare il ricordo di quegli ascolti
antichi che comunque sono dentro di noi, e sono un bisogno
insopprimibile. Questa come premessa. Poi la musica, il suono, hanno uninfluenza oserei dire
enorme, ve lo spiego con un esempio molto semplice. Se vi
cade un oggetto pesante su un piede, ipotizziamo qual
è la vostra reazione:
- correte a dipingere un acquerello
- componete un sonetto endecasillabo
- urlate
Generalmente si urla!
Quindi la prima cosa che accade, in una situazione molto semplice
di dolore fisico, è liberare la voce. La voce-suono che rientra
nelle nostre orecchie ci dà un certo tono di energia. Lo stesso
accade in certe arti marziali: quando la persona sta per spezzare in
due una tavola lancia il famoso urlo, come se quel suono
concentrasse tutte le energie. Lutilizzo del suono, in questo caso
vocale, è un utilizzo istintivo. Noi guardiamo un film comico per
rilassarci, ma cosè che realmente ci rilassa? La risata, che altro
non è se non un suono primordiale. La risata come il pianto sono i
due suoni primordiali che stanno proprio nellinterno, nella memoria
del nostro cervello, del nostro sistema nervoso.
Sono suoni che hanno la capacità di liberare, di sciogliere la
tensione in modo inimmaginabile, come ognuno di noi può verificare
nella sua vita quotidiana. Se riusciamo a ridere di un qualcosa che
ci infastidisce, o a liberarci con il pianto, applichiamo una
terapia antichissima costituita comunque dal liberare suoni, suoni
primordiali, riconosciuti oramai così utili alla cura del disagio.
Oggi stanno nascendo terapie disparate, che per esempio consistono
nel rinchiudersi per una settimana a vedere film comici, con il
semplice scopo di liberare il "suono-risata": questa si chiama
terapia del sorriso. La inventò un medico americano a partire dalla
sua esperienza, quando gli fu diagnosticata una malattia. Dopo la
prima reazione di sconforto, si chiuse in una stanza dalbergo e
cominciò a visionare un mucchio di film comici, Stanlio e Ollio,
Buster Keaton, eccetera, e si fece delle matte risate. Uscito da lì,
ripeté i controlli e gli riscontrarono dei miglioramenti. Liberare
il "suono-risata" nel suo caso ha indotto miglioramenti nella
malattia.
Don Campbell, un musicoterapeuta americano che ho avuto la
fortuna di conoscere personalmente e che stimo moltissimo, è
lautore di un libro appena uscito, edito da Baldini e Castoldi, che
si intitola "LEffetto Mozart". Egli racconta in questo libro la sua
esperienza di malattia e di guarigione attraverso il suono, è una
persona che mi ha colpito tantissimo, perché assieme ad altri ha una
grande lungimiranza su come sarà lo sviluppo della terapia
attraverso il suono. E opportuno fare qualche considerazione
sullascolto della musica così come la si ascolta in discoteca. Ciò
che non va nella musica da discoteca é sostanzialmente il volume del
suono che, se troppo alto, può danneggiare lorgano uditivo. Un
altro spunto che prendo dalla vita quotidiana a proposito del suono,
in cui siamo completamente immersi, è il ritmo. Tutto il nostro
corpo ha un ritmo. Adesso io sto parlando con un certo ritmo .....
intanto il mio cuore batte
.. io sto respirando
... Tutto questo
ha un ritmo. Il ritmo della musica, la componente dinamica della
musica, ha uninfluenza pressoché immediata. Mi aiuto con un
esempio: andate in un locale di ristoro dove per sottofondo cè una
musica abbastanza tranquilla, ed osservate il ritmo della
masticazione degli avventori e confrontatelo col ritmo di
masticazione degli avventori di un locale dove il sottofondo
musicale è dato da una musica molto ritmata, martellante.
Verificherete voi stessi che il ritmo della masticazione segue
inesorabilmente il ritmo della musica. A questo proposito, vi
racconto cosa ho osservato lo scorso anno in occasione della festa
in cui le Forze Armate aprono le caserme a visitatori civili.
Ho portato mio figlio in una caserma, perché appassionato dei
mezzi militari, e nel corso dellesplorazione del cortile della
caserma, è arrivato un ufficiale che ha percepito che mancava
laccompagnamento musicale di sottofondo alla manifestazione. Il
sottofondo musicale era ovviamente costituito da marcette ritmate,
cadenzate. Ma la cosa stupefacente è che al ritmo della musica,
corrispondeva puntualmente anche il ritmo dellandatura dei
visitatori della caserma. Inconsapevolmente i visitatori
modificavano landatura, seguendo il ritmo della musica di
sottofondo proposta dai militari. Inequivocabilmente, ognuno coi
suoi tempi, i visitatori si adeguavano al ritmo della musica. Di
fronte a situazioni come questa che io ho goduto consapevolmente da
spettatore, risulta chiaro quanto la musica, il suono, agisca a
livello inconscio su ognuno di noi. Questo era un livello semplice.
Allo stesso modo se adesso potessimo verificare il battito di ognuno
di voi e confrontarlo al ritmo che vi sto offrendo, scopriremmo che
sono quanto meno molto simili. Unaltra percezione che è comune ad
ognuno di noi, consiste nel momento di grande aspettativa, di
emozione, che prende in una sala dove sta per svolgersi un concerto
di musica classica, per un concerto rock dovremmo aprire un capitolo
a parte. In quegli istanti di tensione, ansia, emozione, è come se
stessimo trasmettendo agli artisti che stanno per esibirsi le nostre
emozioni.
Si entra con loro come magicamente in comunicazione, e allo
stesso modo percepiamo lemozione di chi sta per salire sul podio.
Ovviamente se lesecutore è teso, anche il pubblico percepirà ed
esprimerà tensione, se lesecutore del concerto sarà rilassato,
riuscirà a far fluire la sua tranquillità donando al pubblico
quellesperienza travolgente che può scaturire dallascolto di un
concerto. Sono stati fatti degli esperimenti a questo proposito,
facendo eseguire lo stesso brano di Bach ad esecutori diversi. Il
direttore dorchestra molto rigido, tiranno dellorchestra, che
pretendeva rigidamente il seguito dal suo gruppo, scatenava nel
pubblico sentimenti austeri, di tensione; il direttore dorchestra
più elastico, rilassato, più generoso nelleseguire il suo compito,
dava al pubblico sensazioni esattamente contrarie. E da tenere
presente dunque che lo stato danimo del direttore dorchestra
influenza sia gli esecutori dei brani, che il pubblico che ascolta.
Oggi i tempi stanno cambiando: ci sono musicisti che, prima di
affrontare prove impegnative quali i concerti, hanno labitudine di
trascorrere i momenti che precedono il contatto col pubblico,
praticando meditazione.
Per esempio Kitaro, musicista giapponese che fa musica new age,
non conosce la musica: al pari di Louis Armstrong, non conosce il
pentagramma, lo spartito per loro è illeggibile. Non è dunque vero
che la musica è una cosa riservata agli eletti, è un qualcosa di cui
tutti abbiamo bisogno e a cui tutti possiamo accedere, anzi
dobbiamo, perché fa parte del nostro nutrimento. E fondamentale
quindi latteggiamento dellesecutore della musica; la persona in
pace con se stessa può offrire agli altri se stessa e la musica,
agendo col suo stato danimo su chi lo ascolta. Questa affermazione
è verificabile anche tra noi, basta pensare una parola o una frase
con sentimenti positivi e pronunciarla: possiamo raggiungere
positivamente lascoltatore. Diverso è se la stessa parola o frase
la pensiamo con negatività e la pronunciamo cercando di dare
unimpressione diversa da ciò che veramente stiamo pensando, o
addirittura se la pronunciamo pensando ad altro. Lascoltatore, a
fronte della stessa frase ripetuta tre volte, percepisce le
variazioni di stato danimo che ci fanno pronunciare con tono
diverso le stesse parole. Questo è un concetto fondamentale da
considerare: le stesse parole che ci vengono dette in un momento di
difficoltà, che ci portano conforto, che ci fanno sentire il calore
della persona che ce le rivolge, se dette malamente o alle spalle,
ci feriscono. Questo fa parte del potere del suono. La parola può
veicolare moltissime cose, quotidianamente.
Noi viviamo immersi da questi suoni, e poiché abbiamo già visto
che fin dal quinto mese di gestazione il nostro orecchio è
perfettamente in grado di ascoltare la voce, il suono di nostra
madre, andiamo a veder qualé il vero problema dellascolto.
Lorecchio è un organo attivo 24 ore su 24, che è a disposizione del
suono costantemente, che sente anche quello che razionalmente non
vorremmo sentire, ma che magari le convenzioni sociali ci
costringono ad ascoltare. Resta il fatto che quando incontriamo una
persona che non ci è gradita, possiamo anche colloquiare con lei, ma
non memorizziamo ciò di cui ci ha parlato. Così come solitamente i
figli stentano a memorizzare le ramanzine dei genitori e non si
perdono neanche una parola del fidanzato/fidanzata che parla loro.
Mio fratello, fidanzato con una ragazza bolognese, quando la conobbe
assunse addirittura il suo accento, la sua cadenza. Miracoli
dellorecchio e dellamore... Nel caso delle due persone che non si
sopportano, che sentono ma non ascoltano, ricevono il suono ma il
suono non le trasforma, perché questa è la loro volontà. Nel caso
dei due innamorati, lorecchio invece sente e sente benissimo... Ciò
che ci interessa puntualizzare intorno ai misteri dellascolto, è
che questo è volontario.
La percezione del suono deve essere una cosa assolutamente
volontaria, per cui nel momento in cui questa conferenza suscita
linteresse del pubblico, so di essere ascoltato, se non vi
interessasse ciò che sto dicendo, i miei suoni, le mie parole si
limiterebbero ad attraversare i vostri apparati uditivi e non vi
rimarrebbe nulla di ciò che qui si dice. Così è la musica, chi vuole
ascoltarla, fermarla dentro di sé, se ne nutre. Potrei dimostrarvi
che fare musica è molto più semplice di quanto sembri. Chi non
conosce la Quinta Sinfonia di Beethoven, quella che fa
(canta le
prime note), quella che alcuni definiscono come il "destino che
bussa alla porta". E composta di due sole note che si ripetono, che
dialogano, si rispondono tra loro. Questa semplice geniale
composizione prosegue per venti minuti, ritornando in vari modi
sullidea dellaccostarsi di quelle due note. Cosa cè di più
semplice, eppure tutti dicono "ahhh
Beethoven, ho sentito la Quinta
eseguita da Von Karajan", abbiamo ancora una volta limpressione che
la musica sia qualcosa di irraggiungibile: in realtà Beethoven ha
avuto unidea geniale che ha saputo sviluppare. Se io andassi in una
classe di bambini, consegnando loro degli strumenti e limitando a
due luso delle note possibili per le loro composizioni, vi assicuro
che lasciandoli lavorare, potrei ottenere qualcosa di molto simile
alla Quinta di Beethoven.
Una delle cose che faccio nella mia attività di musicoterapia a
supporto di ragazzi portatori di handicap, è far fare loro musica
con niente, cioè dare loro poche semplici istruzioni per permettere
loro di pensare in modo musicale. Questo per dire che ogni persona
ha la potenzialità per diventare autore, esecutore di musica se cè
qualcuno che sa trasmettergli come fare. Io stesso, che ho studiato
il pianoforte per molti anni, ricordo tutti i divieti impostimi
prima di toccare il pianoforte: gli interminabili solfeggi, la
teoria prima di poter finalmente mettere le mani sulla tastiera,
tutti comportamenti che mi hanno portato ad allontanarmi dalla
musica, al punto da non sopportare più il pianoforte. Quanta gente
ho incontrato che, conseguito il diploma da musicista, lo ha chiuso
in un cassetto e si è messa a fare altro, che guarda caso non
centra nulla con la musica. Anchio ho seguito questo percorso, in
un periodo di sfiducia ho lasciato perdere tutto, poi ho ripreso per
i fatti miei, con rinnovato desiderio e sono arrivato a concludere i
miei studi musicali in maniera assolutamente autonoma, poiché
cercavo qualcosa di diverso. Spesso è proprio lambiente musicale
che impoverisce. Ricordo uninsegnante di scuola materna che ha
cercato di dissuadermi dal lavorare con una bambina, sostenendo che
questa era stonata. Quando mi sono informato sul metodo di lavoro
che si utilizzava per far cantare la bambina, ho scoperto che si
pretendeva che riproducesse delle canzoni di Cristina dAvena, con
la sua stessa voce acuta, con il suo stesso registro (!).
Da che mondo è mondo le voci hanno registri differenti, cè la
voce bassa maschile, la voce acuta femminile. Semplicemente questa
bambina non stava dentro quelle note, e la maestra dal canto suo non
era capace di arrangiare la musica per accompagnare la bambina nel
canto, con risultati insoddisfacenti per tutte e due, pensando che
fosse la bambina ad essere stonata. Quando larrangiamento è stato
adeguato al registro della bambina, questa era perfettamente in
grado di cantare. Il problema è proprio questo: siamo tutti
musicisti senza saperlo, siamo tutti musicoterapeuti di noi stessi e
non lo sappiamo, dobbiamo solo riattivare questo strumento
meraviglioso che è lorecchio, ad ascoltare veramente. Pensate che
nellantica Grecia, quando una persona era malata, la prima cura
alla quale veniva sottoposta era di stare 10/15 giorni chiusa in una
stanza, vicina ad un ruscello. Questa persona ascoltava il suono
dellacqua, che come sapete è ricco di frequenze. Voi pure andate al
mare e vi stordisce sì il sole, il caldo, ma ancor di più il suono
del mare: questo viene chiamato "suono bianco", perché racchiude in
sé tutte le frequenze, come fosse un pianoforte con una tastiera
infinita schiacciata da una mano gigante.
Lampia gamma di suoni ha un effetto di stordimento per le
orecchie, ma anche uno straordinario effetto ricaricante.Lo stesso
vale per il canto delle cicale destate, il loro canto "scscscsc"
allinizio ci stordisce, poi ci sembra di non poterne fare a meno,
come pure il canto dei grilli la notte, ci dà un senso di pace, di
armonia delicata. Le cicale nellantico Egitto erano considerate
sacre; oggi sappiamo che cantano ad una frequenza di circa 5.000
hertz, che pare sia quella che riequilibra i due emisferi del
cervello: quello sinistro del tempo, razionale, che ragiona, quello
destro dellimmaginario, del tempo che non esiste, del sogno. Non a
caso gli egizi che come tutti gli antichi ne sapevano abbastanza del
suono, consideravano sacre le cicale per il loro canto. Noi senza
saperlo, andiamo in vacanza anche per nutrirci del suono del mare,
del suono delle cicale, del canto dei grilli, perché viviamo in una
città dove le nostre orecchie sono continuamente martellate,
assalite da suoni violenti. Ecco perché se andiamo per qualche tempo
in montagna, i primi giorni ci sembra di sentire dei ronzii. Questi
ronzii non sono altro che suoni che la realtà rumorosa non ci fa
sentire. Come dicevo prima, il cervello ha un bisogno quasi assoluto
di suono, il 95% della ricarica energetica gli viene dal suono,
quindi in montagna il cervello si autocrea il suono, quello che
troppo generosamente viene fornito nella quotidianità cittadina. Ci
sono fenomeni strani, chiamati "acufeni", a cui non si riesce a
trovare una soluzione, che sono suoni, ronzii, fischi che la persona
sente perennemente, 24 ore su 24.
Altro non sono che forme di difesa, espressione di suoni che
mancano, che non ascoltiamo perché il nostro ascolto si è stancato,
ed il cervello li autoproduce perché gli occorrono quelle frequenze
di suono. Il bambino ha bisogno di quelle frequenze che lo riportano
alla voce della madre: se quelle frequenze sono mancate, perché la
madre aveva dei problemi, perché era triste, perché il periodo della
gravidanza è stato difficile, quasi certamente il bambino andrà a
cercarle. Anche io ho vissuto questa esperienza: il mio grande amore
per la musica è nato soprattutto per andare a cercare quelle
frequenze che ho trovato nel nutrimento sonoro, che sono certo mi
siano mancate durante la gestazione, infatti mia madre nel periodo
della gravidanza attraversava momenti difficili. Spesso ci si
ritrova ad acquistare un CD o a desiderare di ascoltare una certa
musica, senza sapere quante cose siano dietro quel desiderio,
persino la potenzialità di ognuno di noi ad essere musicista o
creatore di musica. Questo è il succo di quanto volevo raccontarvi
della musicoterapia, non avrebbe senso se io mi prodigassi a
fornirvi suggerimenti sullascolto di questo brano o di
quellautore, non potreste giungere ad alcun risultato.La musica può
essere un ottimo aiuto/terapia per la cura della malattia, ma
ciascuno ha bisogno della sua musica, perché ognuno ha vissuto
esperienze diverse, perché ognuno di noi ha un mondo sonoro
completamente diverso, ed ognuno è accordato in maniera diversa.
Posso dimostrarvi ciò che ho detto con un banale esperimento: io
emetto un suono di una sola nota, voi chiudete gli occhi ed
ascoltate in che parte del corpo recepite le vibrazioni del suono.
(Emette il suono "oooooooooooooooooooo"
.)
Ora aprite gli occhi e guardatevi, qualcuno ha ricevuto il suono
allaltezza del petto, alcuni nelladdome e così via. Ognuno lha
ricevuto nella sua maniera, eppure il suono era unico. Questo perché
siamo accordati in maniera diversa, e questa diversità di
percezione, di ascolto, costituisce un principio fondamentale per la
musicoterapia e per la comunicazione in generale. Molti ragazzi
vanno in discoteca perché i suoni diffusi ad alto volume fanno
vibrare tutto il corpo, loro in discoteca sentono, sperimentano il
contenimento, labbraccio vibratorio della madre, il calore
affettivo che magari manca loro. Questa è la motivazione per cui la
discoteca attrae molto i giovani, per questa sorta di
musico-cromo-terapia che offre. Laspetto negativo della discoteca,
ed in generale dellascolto dei volumi alti, è il danneggiamento
delle cellule dellorecchio e del sistema nervoso, che non si
rigenerano. Bisognerebbe piano piano riaprire la capacità di
ascolto. Non è solo un fatto tecnico, ma anche funzionale. Bisogna
imparare a sentire, come due persone che sincontrano, che si
parlano e si ascoltano, che reagiscono allascolto, che si
emozionano per le cose che sentono.
Questo è uno dei problemi che devo affrontare nella terapia di
supporto allautismo. Gli autistici sono persone che hanno un
notevole potenziale: ho conosciuto un ragazzo autistico, che
chiamavano "il ragazzo dellascensore", perché là trascorreva il suo
tempo, perché probabilmente lambiente ristretto gli ricordava il
contenimento del ventre materno: lui era molto intelligente, tanto
da essere in grado di dichiarare, senza esitazione, che giorno della
settimana era un giorno molto indietro nel tempo. Non sbagliava, lo
abbiamo verificato, ma con lui non si poteva in ogni modo
comunicare. Lorecchio lavora 24 ore al giorno, e nei casi di
problemi gravi di comunicazione, di solito ci troviamo a lavorare
con persone che sono costantemente impegnate a non ascoltare, a non
fermare e rielaborare dentro di sé i suoni. Pensate che persino con
i sordi profondi è possibile fare musica, basta comunicare loro con
le frequenze che recepiscono, poiché, nonostante quello che si
pensa, non esistono sordi assoluti, perché non potrebbero vivere per
il motivo che vi ho già illustrato, cioè la ricarica energetica del
cervello tramite il suono. Ho avuto il piacere di conoscere una
donna che sta facendo uno splendido lavoro di rieducazione dei
sordi, che ha scoperto che se voi parlate a un sordo, questo non
sente, perché siete troppo veloci nel farlo. Provando a cantare nel
registro medio, paaarlaaandoogliiiii cooosiiiii, anche i sordi sono
messi in grado di ascoltare.
Questa intuizione più tutto un lavoro riabilitativo, rieducativo,
fatto di filastrocche, lattività corporea che accompagna certi
suoni, eccetera, ha dato dopo 3 o 4 anni di lavoro, buoni risultati
di recupero della sordità. Io ho parlato anche con un ragazzo che è
stato curato con questo metodo, e se non mi avessero detto che era
sordo, non me ne sarei certamente reso conto. Unaltra situazione
emblematica mi è capitata con un ragazzo che appena arrivava nella
stanza di musicoterapia, chiudeva tutte le tapparelle e al buio
andava a nascondersi in bagno. Quando sono riuscito, arrancando al
buio, a raggiungerlo, ho scoperto che il suo nascondersi consisteva
nella possibilità di appoggiare lorecchio al muro del bagno dove
scrosciava lacqua dello sciacquone del water, cioè ascoltava quei
suoni acuti a 8.000 hertz che rammentano i suoni materni. Così
unaltra ragazza, che aveva labitudine di arrotolarsi e toccarsi
continuamente i capelli dietro lorecchio. Dopo lunghe osservazioni
abbiamo capito che ascoltava, anche se può sembrare incredibile, il
loro rumore. Il suono più simile a quello del rumore dei capelli che
siamo riusciti ad offrirle, è stato il canto delle cicale. Quando ha
ascoltato il nastro che le abbiamo proposto, ha tratto un sospiro
profondo come probabilmente non le succedeva da anni.
Chi insegna sa bene quanto sia difficile catturare lattenzione
dei bambini, certo è che più uno urla, meno viene ascoltato. In una
classe ho fatto lesperimento che è ormai riportato su tutti gli
annali della musicoterapia: dopo aver urlato per farmi ascoltare,
facendo sì che i bambini si sentissero aggrediti dal suono alto
della mia, ho abbassato improvvisamente il tono della mia voce, ho
fatto addirittura una vocina, in pochi istanti il silenzio è stato
totale. Lorecchio abbassa le barriere difensive e inizia ad
ascoltare. Ci sono suoni rituali (mantra) che inducono alla
meditazione o ad acquistare un certo benessere psicofisico, il
mantra in assoluto delle insegnanti è: scccccccccccc. Tecnicamente
scccccccccccc è un concentrato delle frequenze acute, quelle che
attivano il cervello. Lo scccccccccc della maestra è il suono che
attira i bambini e li fa ammutolire (per qualche istante).
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